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IL FUTURO CHE VORREI
di Alleanza Nazionale  04/04/2002

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Anche se mancano ancora due anni pieni, alle prossime elezioni Amministrative qui a San Giorgio, si sente già nella gente la necessità di pensare al futuro di questo nostro Comune ...

Questo bisogno nasce probabilmente da una realtà che non soddisfa più moltissimi nostri concittadini.

Ed è per questo che spesso mi sento chiedere: “Avete già pensato al programma e alla squadra per le prossime elezioni comunali?”.

Devo ammettere che a tutti dico che è ancora un pochino presto, mancano d’altronde ancora due anni. Poi, ripensandoci, mi ricredo.

Due anni in politica non sono poi così lunghi. Anzi. Pertanto, utilizzo questo nuovo numero de “La Voce di San Giorgio” per fare qualche considerazione, che qui sottopongo, come sempre, alla vostra attenzione.

Il futuro per San Giorgio che vorrei è una realtà che non mi piace.

Il futuro che vorrei è un paese che oggi non è.

Il futuro che vorrei è probabilmente già scritto dentro molti di noi, ma che non riesce ancora ad emergere.

Il futuro che vorrei è nella capacità e nelle qualità di moltissime persone che vivono e operano nel nostro piccolo ma grande paese.

Il futuro che vorrei è un domani fatto di argomenti e non di demagogia e dove regni sempre sovrano il rispetto reciproco.

Parto, per farmi comprendere meglio dalla fine, per chiarire – per ora – la situazione precaria in cui si trova San Giorgio di Piano e che, ahimè, non è destinata a chiudersi rapidamente.

Nel mese di febbraio appena trascorso, ho presentato una delle varie mie interpellanze per la nuova situazione critica in cui si trova (secondo noi) ancora oggi il Centro Giovani (struttura sita nella piazza dell’Indipendenza).

Premesso, che questo progetto politico, in due anni ancora non decolla. Anzi, dalla sua inaugurazione molti noti problemi si sono succeduti.

A fronte di tanti soldi spesi per la sua sistemazione (oltre 150 milioni di Lire), abbiamo ottenuto i locali distrutti durante il Capodanno 2000 da atti di vandalismo a causa soprattutto di incuria dell’amministrazione nei controlli.

Ambienti risistemati dai genitori di quei ragazzi organizzatori della festa, che nulla centravano con ciò che era purtroppo accaduto e dal quale ne sono usciti entrambi sicuramente provati.
Gli stessi locali affittati anche per altre feste private varie.
Il gruppo della salute mentale che vuole andarsene, il gruppo Arcanto, che giustamente si lamenta per i furti (questi ragazzi pagano anche un affitto).

Poi in poco tempo, nuovamente tutto rotto.

Muri malridotti; finestre rotte; infissi rotti; riscaldamento che funziona a pieno regime anche in giornate di chiusura totale. Pavimenti rotti.

Se questi sono - come sostiene l’assessore - solo lievi danni, chissà cosa sono per la Sinistra i danni ingenti. Un crollo?

Inoltre, l’unica porta antipanico interna, sprangata da una grossa catena d’acciaio e da una transenna di ferro.

Pericolosissima in caso, speriamo mai, di incendio.



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