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Dei diritti dei lavoratori di Fabio Govoni
di Argomenti On-Line  27/06/2002

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Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’art. 7 l. 15/7/1966 n° 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento .....

Dei diritti dei lavoratori
di Fabio Govoni

Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’art. 7 l. 15/7/1966 n° 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’art. 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità, ordina al datore di lavoro […] di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. […]

Così inizia il testo dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (legge 300 del 1970), articolo che presto sarà inapplicabile per tutti coloro che entrano nel mondo del lavoro. La scelta del Governo di abolire questo articolo avrà effetti nefasti per tutti i giovani lavoratori che si vedranno diminuite le tutele e che vivranno costantemente in una situazione di precarietà.

Il problema è serio perché la riforma colpirà solo i nuovi lavoratori e creerà una disparità enorme tra coloro che nel mondo del lavoro ci sono già e coloro che ci devono entrare. Questi ultimi si vedranno inseriti in un mondo lavorativo nel quale potranno essere licenziati senza giusta causa o giustificato motivo. Una volta si sarebbe detto “licenziamento ad nutum” –col gesto del capo- anche se è vero che avranno diritto ad un equo indennizzo: per loro continuerà ad essere applicata la legge del 1966.

Ma il problema resta.

La ragione di fondo che motiva la presenza di questa norma è che nel rapporto datore di lavoro–lavoratore la parte debole è il lavoratore, perché è quello che può subire più danno da un licenziamento senza motivo.

Un lavoratore crea la sua prospettiva di vita e il suo futuro sul suo lavoro: compra casa, forma una famiglia, cresce i figli. Se questa sicurezza viene a mancare difficilmente potrà indebitarsi per costruirsi un futuro e continuerà a pesare sulla famiglia che lo ha cresciuto.

È falsa la presunzione che abolendo questo articolo si potranno licenziare coloro che non lavorano: questo si può gia fare proprio grazie all’art. 18!

È falsa altresì la constatazione che l’economia ne avrà beneficio, perché un lavoratore produce come un altro se ha gli strumenti e le condizioni adatte.

Chi ne avrà beneficio saranno le grandi aziende che potranno licenziare coloro che vorranno fare attività sindacale, perché scomodi, eludendo l’articolo 28 dello Statuto, coloro che risultano in esubero in momento di crisi produttiva, senza più applicare le normative in tema di licenziamento collettivo, saranno nuovamente colpite le donne perché più discriminate dal fatto che possono diventare madri. Forse non ci ricordiamo più i tempi in cui alle lavoratrici veniva fatta firmare una lettera in bianco nella quale le si licenziava se rimanevano incinte.

È falsa infine la constatazione che questo porterà beneficio alle piccole imprese, perché queste godono già della non applicazione dell’articolo 18 anche se a fronte del pagamento di una quota per il licenziamento.

A loro è riconosciuto il fatto che potrebbero passare momenti economicamente difficili, perché la loro produzione e il loro mercato è certamente più limitato di una grande impresa.



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