home > > > DEMOCRAZIA E LAVORO di Nilde Iotti
Argomenti
Arte Musica Spettacolo
E-commerce
NewEconomy
TOURS
STORIA
NEWS
Istituzioni
Sport
Attività
No Profit
Offerte Lavoro
COSTUME
MERCATINO
I nostri autori
Inserzionisti
Vai al Sito del
Comune di San Giorgio di Piano


Leggi la
Storia di S.Giorgio


Vita vissuta
nella bassa bolognese


Dona il 5x1000 e
un progetto cresce


Annunci Immobiliari
di vendita e affitto


Prima di comprare
Confronta i prezzi
DEMOCRAZIA E LAVORO di Nilde Iotti
di Argomenti On-Line  14/11/2002


Pubblichiamo ampi stralci di un articolo, fornitoci da Gianni Tassinari che ringraziamo, scritto da Nilde Iotti sulla storia del I° Maggio. Ci sembrano righe importanti per la loro attualità ...

Uno dei grandi temi della storia moderna a partire dalla fine del secolo scorso è quello definito come “la questione sociale”. L’uomo e il suo lavoro diventano infatti, per lo sviluppo delle forze produttive, della scienza e della tecnica, elementi centrali e problematici dello stesso processo economico. […] Dietro al lavoro c’era l’uomo, la sua intelligenza la sua storia e le sue passioni. […]

Da questa concezione discendevano conseguentemente tra loro i fini assegnati allo Stato, consistenti nella tutela della libertà e proprietà dei privati; inoltre nel riconoscimento dei diritti politici e del voto a chi era in possesso di particolari requisiti di censo o cultura, capace quindi di sottrarsi a “interessi particolaristici” […] ed infine nel divieto di ogni forma di intermediazione e organizzazione comunitaria tra singoli e Stato, considerata di ostacolo al rapporto di immediatezza che doveva collegarli. […]

Alla base del successivo rivolgimento storico sta una diversa concezione dell’individuo: all’astratta figura del cittadino indifferenziato si sostituisce quella dell’essere reale, visto nella concretezza dei suoi bisogni che ricercano nuovi strumenti per essere realizzati. […]

Muta la concezione dei fini e della funzione dello Stato, non più solo garante delle libertà, chiamato ad intervenire nella disciplina dei rapporti sociali per contrastare la prevaricazione del potere economico e per una più giusta distribuzione tra ceti e classi dei beni essenziali per la vita. […]

Valori, simboli, parole, comportamenti, acquistano carattere emblematico di un messaggio politico che trascende il contingente e si pone su un piano generale di lotta per l’emancipazione e l’eguaglianza. Fra questi fatti simbolici va ascritta l’adozione della data annuale del I° Maggio, fissata come festa del lavoro dal congresso costitutivo della Seconda Internazionale tenutosi a Parigi nel Luglio 1889. […]

Perché il I° Maggio sia inserito tra le festività riconosciute dallo stato bisognerà attendere il decreto legge luogotenziale del 22 Aprile del1946.

Il tremendo travaglio della guerra rappresentò la fonte di un generale rinnovamento costituzionale che alle tradizionali garanzie di libertà andò progressivamente accomunando le garanzie sociali che avevano cominciato ad apparire per la prima volta nella Costituzione di Weimar. […]

Si riconosce che non si può essere una vera democrazia se non è assicurata a tutte le componenti della società la effettiva partecipazione alla formazione del generale indirizzo politico sostanziale. E poiché l’avvento di una vera democrazia formale e sostanziale non può aversi se non vengono rimossi gli ostacoli che impediscono a larghe aliquote di cittadini ed in particolare il pieno godimento di diritti e delle libertà a tutti in astratto garantite, è caratteristico delle nuove Carte Costituzionali anche la previsione dell’impegno dello Stato e del legislatore per le riforme sociali, per la redistribuzione dei mezzi di produzione o delle fonti di reddito, per più eque imposizioni fiscali.

In questo contesto va considerata la solenne affermazione dell’art. 4 della nostra Costituzione sul diritto al lavoro, con un obbligo di grande portata allo stato legislatore. Il tema della lotta alla disoccupazione come dovere dei pubblici poteri entra nell’ordinamento costituzionale e diventa una delle pagine più travagliate della storia dell’Italia contemporanea.

È nota la politica economica che imposero le forze politiche dominanti nell’Italia del dopoguerra e della ricostruzione. […] Sono gli anni che non potremo e non dovremo mai dimenticare, in cui le forze dell’ordine, di questo Stato repubblicano, spararono sui lavoratori, sugli operai in sciopero. Sono gli anni anche i fondamentali diritti di libertà sono negati o compressi da poliziotti e giudici che continuano ad applicare leggi e norme del periodo fascista. […]

Bisogna ricordare che proprio in quegli anni la Cgil di Di Vittorio aveva lanciato il piano del lavoro. Non che in esso vi fossero le piene soluzioni per i gravi problemi del Paese: ma indubbio il suo significato oggettivo, era un messaggio di fiducia e di speranza per i lavoratori ed una proposta di cooperazione con lo stato e il mondo imprenditoriale. […]

La proposta della Cgil mirava a fare della ricostruzione un processo dal volto umano. Questa strada non venne percorsa. […] In seguito i governi dovettero ripensare le politiche per attenuare le pressioni intollerabili per larghe masse del nostro popolo. Revisione che inizia nel ’54 e continua con i governi di Centro Sinistra, fino agli anni ‘60 e ’70 quando si combatte una aspra lotta sociale, una battaglia alla cui fine non si può dire abbia vinto il disegno della Costituzione.

E veniamo ai giorni nostri quando il problema del lavoro resta di grave attualità per tanta parte della popolazione e soprattutto dei giovani e delle donne. Sappiamo quanto grandi siano state le trasformazioni della società industriale, specie in questo ultimo decennio, e come la stessa concezione dello sviluppo economico trovi ulteriori, crescenti vincoli e limiti nuovi che ne mettono in discussione il carattere suo proprio. Sappiamo come il conflitto sociale tenda a spostarsi su altri terreni e come tradizionali raggruppamenti sociali si modifichino ed a volte si frantumino, in termini di status, di potere ma anche di soggettività di cultura e domande.

Questo processo comporta non solo un concetto nuovo di economia, ma anche un concetto nuovo e più ricco di democrazia, intesa anche e soprattutto come capacità dei processi economici. […]

Vi è oggi la necessità di salvaguardare le esigenze vitali della persona umana, non solo nel suo diritto alla sopravvivenza fisica, alla partecipazione ad una attività sociale, alla parità di opportunità, ma anche e sempre più nel suo diritto a un avvenire, alla propria realizzazione come persona. […]

Le esigenze sempre più incontenibili di salvaguardare la salute, la sicurezza, le potenzialità culturali e professionali della persona nel lavoro e quelle di adattare il lavoro alle propensioni ed alle attitudini degli individui diversi, che costituiscono la classe operaia, chiedono con forza una ridefinizione del diritto al lavoro. Lo chiede l’esigenza fondamentale di conciliare sviluppo e la progettazione delle tecnologie con il fine primario di consentire alle donne a agli uomini la più alta realizzazione del lavoro.


 Stampa   Segnala

PRO LOCO NEWS
SOMMARIO
CALENDARIO
Casa a Bologna
Tipologia

In vendita
In affitto
Cerca per comune
Cerca per area

Network-ItaliaCasa    EmiliaCasa.Info


1998-2015 ver. 3.8.0
PRIVACY POLICY
LAB.ud.COM s.r.l.