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E SONO 38 - Lettera di Padre Paolino Tomaino dall'Uganda
di Africa Free Assistance  03/12/2002

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Carissimi e amatissimi, sono ancora vivo e debbo scusarmi con molti di voi, perché quest’anno non sono sempre stato puntuale nello scrivere ...

... ma è stato un anno veramente impegnato, anche se ancora non ho trovato il bandolo della matassa (tanto per usare un’espressione).
Siamo ancora con gli esperimenti di lavoro missionario, alcuni falliscono, altri sembrano mostrare una qualche utilità.
Questa prima fase di presenza sul territorio, sta procedendo, dove bene, dove meno : su 150 unità amministrative di cui è divisa la nostra Missione (4000 Kilometri quadrati), siamo riusciti a essere presenti su una settantina. In questi villaggi, più o meno grandi, con presenze di cristiani molto ridotte, abbiamo cercato di stabilire una scuola elementare, le prime classi, che di domenica fungono da Chiesa per i cristiani.
Ma ad essere sinceri, non bisognerebbe usare la parola “scuola”, perché la maggior parte hanno poco di scuola, sia per la mancanza di maestri, o di strutture scolastiche, o altro.
Abbiamo messo nei posti più grandi vere scuole con costruzioni permanenti e maestri (così e così ). Ma anche qui alla fine dell’anno, facendo un bilancio, non c’è da stare proprio contenti. I ragazzi, venendo spesso da lontano, si assentano facilmente. Se piove, quel giorno non si fa scuola. Se una mamma partorisce un figlio, la sua figliola più grande che è a scuola, lascia perché deve aiutare la mamma a casa.
Se un ragazza a casa si sposa e il marito paga la dote (vacche), allora il ragazzo più grandicello che è a scuola, lascia perché il papà lo manda a pascolare questa mucca. E siccome il programma scolastico è molto impegnativo, agli esami
pochissimi sono i promossi, e qui, quando non si è promossi con ottimi voti, non c’è alcuna possibilità di proseguire negli studi. Forse la maggior parte di questi ragazzi alla fine avranno imparato a leggere e scrivere, ma per me non è sufficiente, perché e la Chiesa e la società hanno bisogno di persone preparate in tutti i campi.
A metà Dicembre l’anno scolastico chiuderà e ci prepareremo per un nuovo anno che comincia a metà gennaio. E allora comincerò un nuovo esperimento: nel posto centrale di Burunga (uno dei 6 Comuni dalla Missione, ma il più indietro), incomincerò il Convitto: sceglierò i migliori ragazzi e ragazze di tutta la Missione e li farò dormire qui, cercando di scegliere ottimi maestri (ma andando a cercarli a 200 kilometri di distanza, sperando che accettino di lasciare le proprie case). Questo significa, dormitori, letti, materassi, coperte, cucine e refettorio (anche se mangeranno 2 volte al giorno e per tutto l’anno un piatto di polenta e 5 cucchiai di fagioli). E per ora non ho acqua potabile vicino. Non sono un pazzo?
Non c’è proprio nessuno che venga a legarmi come si fa con i pazzi? Non lo so, il Signore è proprio costretto ad aiutarmi, ma soprattutto ad aiutare questi bambini. E poi, diciamo la verità, ci siete voi, e allora di che cosa aver paura? (Però non vorrei approfittare troppo della vostra bontà, perché sono al corrente delle difficoltà che vi trovate nella presente situazione dell’Italia).



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