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SULLA GUERRA
di Argomenti On-Line  11/06/2003


Senatrice Daria Bonfietti DS-L'Ulivo

 

In una lezione tenuta al Los Angeles Institute for the Humanities, il prof. Norman Mailer sostiene che il tentativo politico di Bush di far riemergere l’America dal suo declino attraverso una sempre più forte presenza militare potrebbe portarla sì alla testa dell’impero, ma anche alla perdita, per gli americani stessi, della loro democrazia.

Tante sono le analisi,  gli interventi di politologi, esperti e studiosi, che vanno nella direzione di indagare, di capire le motivazioni delle scelte che hanno portato l’Amministrazione americana ad iniziare una vera e propria rivoluzione geopolitica.

E’ parso a molti paradossale che, da una posizione di dominio, nella quale gli USA oggettivamente sono soprattutto da dopo lo sgretolamento del blocco sovietico, vogliano attuare un cambiamento geopolitico di tale portata.

Forse allora non sono cosi forti, come sostengono in molti: attaccano proprio perché deboli e perché timorosi di soccombere, tentando di esportare l’americano “way of life” raccontando però di voler portare nel mondo democrazia. Vogliono in definitiva ridisegnare la carta geopolitica del Medio Oriente, attuando un progetto un progetto di lungo periodo fatto di pressione politica e militare, con lo scopo di creare una regione più sicura per gli interessi per gli USA.

Ultimamente in effetti gli interessi statunitensi sono in grave difficoltà.

La crisi economica è grave, il debito pubblico è altissimo, sono andati perduti i centri finanziari più importanti del paese. Ed è proprio in questo contesto che, dalla loro posizione di forza ancora dominatrice,  è nata la decisione di dare un calcio allo scacchiere internazionale cambiando le regole del gioco.

E’ una lettura realistica, anche se sicuramente ce ne saranno altre.

Ma l’Italia, il nostro Governo, come si è posto fin dall’inizio, cioè da quando i venti di guerra si sono sempre fatti più rumorosi?

La classe politica al Governo del nostro paese pensò immediatamente che fosse più importante essere “junior partner” degli USA, piuttosto che affiancarsi a Francia e Germania, e quindi con l’Europa.

La mancanza di riflessione e di analisi autonoma da parte degli attuali governanti italiani è una delle cose che più mi ha indignato e offeso come cittadina, e credo sia stato uno dei motivi della grande ribellione popolare che negli scorsi mesi ha attraversato il nostro paese.

La dignità nazionale, ancora una volta calpestata e offesa, per i cittadini italiani ha funzionato da leva molto forte al di là delle convinzioni politiche e delle appartenenze partitiche, e li ha portati ad esprimere con convinzione la loro non adesione alle scelte fatte dal Governo come fossero servi sciocchi.

Non possiamo dimenticare che questa è stata una guerra preventiva illegittima ed illegale, portata avanti dall’Amministrazione Bush al di fuori dell’Onu; scelta venuta di conseguenza all’opera di delegittimazione degli organismi internazionali già iniziata da Bush in precedenza, con la mancata adesione al Protocollo di Kyoto e con il rifiuto del Tribunale Penale Internazionale.

Non possiamo vergognarci di non essere stati d’accordo con le scelte dell’amministrazione americana, sicuri di esser stati dalla parte di tanti cittadini americani che hanno manifestato con la “vecchia” Europa la loro indignazione contro le mire imperialistiche e l’arroganza di Bush. E l’Iraq, usato come cabina di regia per un Medio oriente favorevole agli USA, sarà, come abbiamo gia letto, la volta della Siria e dell’Iran. In un crescendo incontrollabile, chissà poi di quali altri paesi. In queste zone gli estremisti guadagneranno altro terreno, come sempre avviene quando la politica s’irrigidisce in visioni non realistiche piuttosto che assumersi la responsabilità di di risolvere le controversie internazionali senza il ricorso alle armi.

Saddam era senza dubbio un dittatore, e in tanti l’avevano sostenuto denunciando l’appoggio dato dagli USA al sorgere del suo regime, e di altri simili ridistribuiti in varie zone del mondo allo scopo di perseguire i loro interessi geopolitica.

Ma così come non abbiamo creduto che il socialismo si potesse esportare con i carri armati, oggi non possiamo pensare che la democrazia sia esportabile con la guerra.

E i problemi del dopoguerra (ma è davvero finita?) sono sotto gli occhi di tutti: ancora morti, ancora distruzione, ancora odio.

Bush e Rumsfeld tifano per Ahmed Chalabi come possibile successore di Saddam: un esule iracheno, indicato come responsabile di reati finanziari e gia condannato in Giordania a 22 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Non è amato dagli iracheni.

L’opposizione irachena è divisa. Varie etnie religiose, ideologiche, sciiti, sanniti, curdi e turcomanni. Già in questi giorni sono forti le manifestazioni contro l’occupazione americana, quanto sangue si dovrà ancora versare?

Nel frattempo, ipocritamente, tutti stanno pensando agli investimenti per la ricostruzione ( anche se veramente i piani erano già pronti prima ancora dell’inizio della guerra! ) e le grandi industrie USA si sono gia divise gli appalti e i  conseguenti miliardi di dollari.

Il nostro Governo che cosa ha saputo fare? Ha fatto votare la sua maggioranza in Parlamento per l’invio di un contingente militare al di fuori dell’egida dell’Onu e della Ue, in assenza quindi di quella legalità internazionale da noi sempre considerata irrinunciabile.

E’ parso evidente che dietro la retorica degli aiuti vi sia la chiara strategia del governo Berlusconi di convalidare la guerra di Bush e Blair, inviando 3000 dei nostri carabinieri con funzioni di ordine pubblico sotto il comando anglo-americano.

Sappiamo che le Ong, i movimenti e le agenzie internazionali sono già la, operano sul campo e si aspettano una vera e propria sfida umanitaria: mille milioni di Euro per l’Iraq, gridavano i manifestanti nella loro ultima manifestazione a Roma.

L’Unione Europea ha gia inviato aerei di aiuti, così ha fatto anche la Francia, affidandoli alla Croce Rossa Internazionale. Senza scorta armata.




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