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DOVE VA LA SCUOLA PUBBLICA?
di Argomenti On-Line  16/11/2003


di Elisabetta Zambelli

Famiglie, insegnanti ed Enti locali si pongono questo interrogativo alla luce dello schema di Decreto Legislativo 12/09/2003, attuativo della Riforma Moratti.Facciamo un passo indietro: a poche settimane dall’insediamento il governo ha bloccato la legge di riforma della scuola del Centro Sinistra per vararne una propria. Nel 2003 è stata approvata la Legge di Riforma n.50, che stabilisce:Anticipo delle iscrizioni a 5 anni e mezzo e 2 anni e mezzo per scuola elementare (che diventa scuola primaria) e scuola dell’infanzia (ex materna);Comparsa nelle classi di un insegnante tutor (in altri documenti ‘prevalente’) che si occupa dei rapporti con le famiglie e di insegnare le discipline principali; i colleghi si occupano di laboratori su più classi affrontando materie ‘complementari’;Introduzione dell’inglese e dell’informatica fin dalla prima;Doppio canale per le scuole superiori: il ragazzo dopo le medie sceglierà tra indirizzi liceali o scuole professionali.Al di là del tema dell’anticipo, molto discusso tra psicologi, insegnanti e genitori, gli altri dati non sono in sostanza delle novità: l’insegnante unico o prevalente era già presente nella scuola a tempo normale fino agli anni ottanta, l’informatica e l’inglese erano già materie curricolari o comunque largamente praticate - parlo ovviamente delle scuole della nostra Regione; pure il doppio canale dopo la scuola media è di vecchia concezione: o vai ai licei e poi all’università, o impari un lavoro. Esistono naturalmente le famose ‘passerelle’ che consentono al ragazzo che cambi idea di cambiare percorso di studi, anche se nessuno ci spiega come farà un ragazzo di sedici anni che ha fatto studi professionali a trasferirsi, poniamo, ad un liceo scientifico, con latino, storia, filosofia… Se la legge in sé mi convinceva poco, devo esprimere ulteriori perplessità sul primo Decreto uscito in attuazione di essa: mi riferisco allo schema di Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 settembre ’03. La legge lasciava infatti irrisolte alcune questioni: come sarà articolato il tempo scuola? Quale la suddivisione oraria degli insegnanti? Ci sarà ancora spazio per il tempo pieno?Il Decreto dice esplicitamente che l’organico di istituto - i maestri e le maestre - vengono assegnati alle scuole per le attività didattiche che rientrano nell’orario scolastico. Questo orario “ di cui ai commi 1 e 2 non comprende il tempo eventualmente dedicato alla mensa”(Art.7 comma 3). Sorvolo sul resto del testo - che è di grande interesse e che invito a leggere - e vado alla fine, dove si parla ancora di mensa: al punto 6 della sintesi finale si dice che le ore di lezione settimanale sono al massimo 30, più 10 ore di servizio educativo di mensa, qualora esso sia richiesto dalle famiglie. Qual è, si chiederà, la differenza rispetto al tempo pieno di 40 ore?La differenza è che ora il momento del pasto è considerato a tutti gli effetti tempo scuola e vede la presenza delle insegnanti di classe; approvato il decreto il momento del pasto non sarà più obbligatorio (30 ore di lezione si possono dividere in 6 giorni da 5 ore) e, comunque, lo Stato non garantirà durante il pasto la presenza degli insegnanti. Preoccupante? Per gli Enti locali, che saranno chiamati a colmare i vuoti dello Stato, lo è molto: moltissimi sindaci d’Italia si satino già mobilitando. Mi chiedo cosa ne pensino invece le nostre famiglie. Qual è il significato di questa norma? Per me la motivazione è una sola: risparmio. Voglio ricordare che la finanziaria del 2002 ha tagliato 36.000 posti di insegnamento in Italia: già da quest’anno vediamo classi più numerose, meno ore di sostegno per i disabili, meno (che paradosso) insegnanti specialisti d’inglese, perché la lingua 2 si deve fare, ma deve insegnarla l’insegnante ‘tuttologa’ di classe (così come, ovviamente, l’informatica). Insomma: come insegnante mi preoccupa l’idea di una diminuzione del tempo scuola e la contestuale introduzione di nuovi insegnamenti. Si troverà anche un po’ di tempo per la lingua italiana, la matematica, la storia e la geografia? Durante il pasto - nei comuni in cui verrà ancora garantito - chi sorveglierà i bambini?Queste preoccupazioni sono solo mie? Può darsi, così come può essere che i miei dubbi siano infondati e che, comunque, la qualità offerta finora verrà mantenuta grazie agli sforzi di bravissimi insegnanti e degli Enti Locali. Ma intanto credo che ognuno di noi (genitori compresi) debbano informarsi e preoccuparsi di come sarà domani la scuola dei nostri ragazzi.




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