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Il Signor Adel Smith e la coscienza di noi ialiani.
di Argomenti On-Line  16/11/2003


di Barbara Bini (Argelato)

In questi giorni avrete sicuramente assistito alla, secondo me, patetica e ipocrita polemica riguardo al crocefisso nelle scuole pubbliche italiane.Il Sig. Smith, con arroganza e fanatismo, ha preteso la rimozione del crocefisso dal muro della classe di suo figlio, il quale sarebbe rimasto turbato dalla visione del Cristo, traumatizzandolo così nella sua natura di musulmano.Il Sig. Smith farebbe sicuramente bene a rammentare che prima di tutto, per l’educazione del figlio, il valore del rispetto reciproco è cosa assai importante.Ma lasciamo da parte questo genere di banalità, per affrontare quello che secondo me è il punto fondamentale, e cioè quello della laicità della scuola pubblica italiana, compreso entro quello della pratica religiosa nel nostro paese, a maggioranza cattolico.Fino a pochi giorni fa nessuno lo notava nemmeno il Cristo appeso alle pareti delle aule scolastiche.In effetti, nemmeno i più convinti laici, che io sappia, hanno sostenuto fervide battaglie per toglierlo da lì e  questo per una serie di motivi: il primo e fondamentale, è che esso fa parte della nostra tradizione e sta alla radice della nostra cultura. Inoltre, non può essere un’icona a poter così fortemente turbare gli animi. Ma allora perchè tanto scalpore dinnanzi a una cosa tanto semplice?Innanzi tutto credo che si sia trattato di un atto di arroganza unico: solo i cattolico-cristiani possono decidere se tenere o meno nelle loro aule il crocefisso, spiace dirlo al Sig. Smith, ma col suo gesto ha creato una polemica tra due mondi che proprio andava evitata.Per fortuna egli non rappresenta minimante il pensiero delle comunità musulmane in Italia.Ed inoltre, perchè soltanto adesso ci accorgiamo di quel crocefisso?Perchè siamo tanto ipocriti da difenderlo ora a spada tratta, quando la pratica del cattoicesimo nel nostro paese è ormai tanto in declino?Perchè abbiamo paura.Paura della mescolanza tra razze e culture diverse, in cui il nostro popolo si sente più fragile: anteporre un cattolicesimo, così poco praticato, ad un islamismo, così tanto osservato, ci fa render conto di quanto le nostre radici culturali stiano mutando.Un  bambino che entra in un aula scolastica in questi anni, troverà accanto a sè compagni ebrei, musulmani, di varie etnie, di varie lingue. E’ naturale che cominci a porsi domande che fino a 50 anni fa nemmeno si potevano immaginare, ed è naturale che un bimbo buddista gli ponga domande sul quel Cristo li appeso.La  multicutarilità è il futuro. Chiunque vi dica il contrario, proponendo soluzioni “protezionistiche”, vi sta mentendo. Il processo è irreversibile.Unica soluzione per ovviare a questo scontro, che non sarà mai produttivo per nessuno, è ricordarsi della laicità della scuola italiana. Essa diviene garante dei buoni rapporti che posso e devono intercorrere, in casi come questi, al dialogo tra religioni ed etnie diverse.Per quanto riguarda la mia opinione, abolirei ogni simbolo religioso dalle nostre aule, per sostituirlo con un immenso mappamondo, in cui i bambini possano conoscere le tante diversità che popolano il pianeta, e proporrei, anzichè un’ora di religione, un’ora di storia dei popoli.Ma come dicevo prima, possiamo stabilirlo solamente noi cattolici-cristiani, noi italiani, riflettendo anche e più ampiamente sul ruolo delle nostre scuole pubbliche, sulla possibilità o meno di renderla luogo di incontro, fin dalla prima infanzia, per le future generazioni.Esse vedranno mescolanze nuove e relazioni sociali diverse, ed è qui che la nostra scuola deve saper svolgere un ruolo fondamentale.Spetta finalmente a noi italiani prendere coscienza di questo problema serio e inderogabile, mettendolo a confronto con la nostra tradizione, con i nostri valori, e cercando di costruire un futuro sotto i piedi dei nostri bambini. Un futuro fatto di mille colori e credo, in cui l’unica convivenza possibile sarà data dal rispetto e dalla conoscenza reciproca.

Barbara Bini

Barbara Bini

 




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