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Un futuro per il Casone
di Argomenti On-Line  16/11/2003


di Giuliano Barigazzi Sindaco di San Pietro in Casale

Nella campagna tra i comuni di Bentivoglio, San Giorgio di Piano, Malalbergo e San Pietro in Casale al centro di un'area di intervento di rinaturalizzazione, in un parco ricco di alberi e cespugli, sorge il Casone del Partigiano.Costruito nella prima metà del 1800 in mezzo ad una vasta zona paludosa, in un paesaggio agrario ed un ambiente molto diverso da quello attuale, si caratterizzava quale rifugio per il guardiano della valle e per i cacciatori; all'inizio del 1900 iniziò la bonifica che ha introdotto la risaia fino agli anni '50.Nel periodo della seconda guerra mondiale il Casone aveva già le caratteristiche attuali: circondato da un fossato,  vi si accedeva tramite una passerella. Nei giorni dell’insurrezione armata contro i tedeschi ed i fascisti divenne il punto di raccolta dei partigiani del comando della 2° brigata Paolo e della 4° brigata Venturoli.L’intera zona, fra Rubizzano e Gavaseto, divenne sede di  furiosi combattimenti con i tedeschi in ritirata nei giorni 21 e 22 Aprile del 1945. Negli scontri persero la vita diversi partigiani di San Pietro, Galliera, Pieve di Cento, Bentivoglio, San Giorgio di Piano e Malalbergo.Dell'ambiente originale non è rimasto nulla, l'edificio attuale, in muratura ma rivestito di canne, per ricordarne l'immagine originaria, è stato ricostruito nel 1977.Gli ex partigiani hanno voluto ricostruire una testimonianza, il più possibile fedele dei luoghi in cui ebbero una base logistica importante quale testimonianza degli ideali della Resistenza, della lotta di liberazione popolare e per rappresentare i valori di pace, libertà e giustizia sociale.Mentre, in tutti questi anni, i volontari dell’ANPI si impegnavano a rilanciare questi valori mantenendo in vita il CASONE e organizzando iniziative che hanno portato migliaia e migliaia di cittadini a ricordare qui la ricorrenza del XXV Aprile,  diversi atti vandalici si sono susseguiti e lo scorso anno uno di questi, il più grave, è riuscito nell’intento di incendiare l’annesso magazzino che è stato raso al suolo. E' evidente che episodi di questo tipo, colpendo un luogo simbolo della resistenza, quindi offendendone la memoria, si inseriscono in un più generale tentativo di ridimensionarne il ruolo nella costruzione del processo democratico in Italia. Oggi le Amministrazioni comunali di San Pietro in Casale, Bentivoglio, San Giorgio di Piano, Malalbergo, Galliera e Pieve di Cento, il Comitato provinciale dell’ANPI e le sezioni locali, hanno deciso di reagire fermamente in modo tangibile e concreto: ricostruendo quanto distrutto con l’obiettivo di realizzare nell’Area del Casone il “Parco della memoria”. A questi Comuni si sono poi aggiunte altre Amministrazioni: Argelato, Baricella, Castello D’Argile, Castel Maggiore, Granarolo dell’Emilia e Minerbio.Il complesso del Casone Partigiano è così diventato l’oggetto di uno specifico “Piano d’area”, ossia uno dei progetti ad alta valenza culturale e ambientale ammessi al finanziamento (fino a un massimo del 50%) da parte della Regione Emilia Romagna.L'intento è quello di dotare la zona di un edificio che, partendo dalla “memoria” degli eventi che qui sono accaduti, della storia del nostro paese durante il fascismo, durante la seconda guerra mondiale e la lotta di Liberazione, trasmetta ai cittadini ed in particolare ai giovani quei valori che la nostra Costituzione considera assoluti ed inalienabili: la PACE, la DEMOCRAZIA e la LIBERTA’.Allo stesso tempo l’area del Casone è stata trasformata, in questi ultimi anni, in un’area di riequilibrio ecologico e rifugio con la realizzazione di fasce boschiere, siepi e da un piccolo lembo di bosco planiziale. Sono state messe a dimora oltre diecimila piante. Quindi oltre che luogo di studio della storia contemporanea, l’area del Casone è già divenuta un “Ecoparco” dove sarà possibile “educare alla natura” alla “salvaguardia dell’ambiente”, creando così un connubio altamente ricco e stimolante a disposizione delle scuole e delle famiglie.Questo luogo simbolo della pianura centrale bolognese, che si trova inserito in una ricca rete di relazioni ambientali, storiche e sociali, la sua collocazione geografica e la qualità ambientale, rappresenta quindi la garanzia per il successo dell’iniziativa. Il progetto prevede la realizzazione, al posto del vecchio capannone distrutto da un incendio, di un nuovo padiglione a servizio dell’area del Casone partigiano. Il nuovo edificio è pensato come struttura accessoria rispetto all’edificio del Casone, di cui riprenderà la tipologia ed i materiali, e sarà destinato ad attività informative e didattiche legate sia alla memoria storica che alla componente naturalistica dell’area dotandola anche dei locali di servizio di cui è attualmente sprovvista.L’intervento nel suo complesso prevede anche la sistemazione degli spazi e sterni, nel pieno rispetto delle caratteristiche naturali del sito.E’ prevista la sistemazione del fossato che circonda il Casone (memoria delle antiche risaie che caratterizzavano tutta la zona) e del ponticello di accesso, utilizzando anche in questo caso il più possibile strutture in legno. L’area sarà attrezzata anche per consentire attività di campeggio per piccoli gruppi di visitatori ed in particolare per poter ospitare i ragazzi dei Centri estivi comunali che potranno svolgervi attività legate alla conoscenza della storia locale e dell’ambiente. In una fase successiva,ma per la quale si intende già lavorare dal prossimo anno, si è pensato di valorizzare tutti i percorsi che, dai vari territori comunali, permettono di raggiungere l’area del Casone. Si tratterà di adeguare la segnaletica, di individuare ed evidenziare le “zone” dove sono accaduti i più significativi “fatti” della lotta di Liberazione e che quindi “raccontano” la lotta partigiana.E’ anche intenzione delle Amministrazioni lavorare per instaurare una collaborazione con il Parco storico di Monte sole ( luogo simbolo del nostro Appennino dove si è consumato il più grande massacro di civili nell’Europa occidentale occupata da parte dei nazisti)dove è attiva da diversi anni la “ Scuola di Pace” voluta fermamente dalla Provincia di Bologna e dalle Amministrazioni locali.




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