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ADDIO KAROL
di La redazione  04/04/2005


Consentimi e perdonami la confidenza, ma non posso tacere quello che penso di te, di un Vescovo di Roma "chiamato di un Paese lontano", come dicesti quella sera del 1978 nella "nostra" lingua italiana...

PapaOggi rivedendo quelle immagini ho rivissuto lo stupore che provai, io che di Papi e Chiesa non ero e non sono molto aggiornato, nel sentire le tue parole spontaneee, sincere, forti.

Ero contento per la ventata di "nuovo" che portavi, anche se nei primi tempi ti consideravo fin troppo invadente per il mio modo di vedere di non credente. Pensavo che volessi imporre a forza il tuo Credo.

Inizialmente, come tanti, ho guardato criticamente il tuo peregrinare, anche divertito da quel tuo baciare la terra che visitavi, ma ben conscio del forte messaggio sotteso al tuo atto.

Poi col tempo, e forse maturando, ho capito che stavi solo facendo molto bene il tuo lavoro di Pastore. Che non volevi imporre nulla.

Sei stato un innovatore, tu per primo hai fatto cose che nessuno prima di te aveva fatto.

Con il tuo incessante lavoro di comunicazione e testimonianza, con le tue parole ed il tuo esempio, con il tuo modo di fare spontaneo ed umano hai colpito al cuore me e tanti come me che non frequentano le chiese o che hanno altri Credi.

Hai usato gli strumenti mediatici globali e la macchina organizzativa della Chiesa nel modo più efficace per il tuo mandato. Ma sei sempre rimasto te stesso.

Ci hai mostrato come si vive e come si muore, anche se chi ti circonda può aver strumentalizzato gli eventi. Al centro però c’eri tu, sempre tu, l’Uomo Karol.

Hai sofferto come tutti e davanti a tutti, come un qualsiasi diseredato del mondo, quando avresti potuto fermarti a riposare, curato, servito e riverito.

La tua lenta agonia, la tua sofferenza pubblica, il tuo proseguire nella tua missione quando chiunque avrebbe lasciato, hanno costretto noi tutti a pensare: ci hai indicato nei fatti quali siano i veri valori di riferimento, quale che sia il credo politico o religioso di ciascuno.

Per tutto questo hai avuto ed hai il mio profondo rispetto, la mia ammirazione ed il mio affetto.

Oggi tutti dicono quanto sei Grande, ti incensano, ti osannano e pregano per te.

Io, ateo piccolo piccolo, ti dico solo che mi mancherai, come un Maestro, come un Padre.

Addio a te, KAROL JOZEF WOJTYLA




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