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La rana e il bue
di Argomenti On-Line  20/04/2005


di Fabio Govoni

Le elezioni regionali del 3 e 4 Aprile sono state un trionfo per la coalizione del Centrosinistra, comunque si chiamasse, da Centrosinistra a Unione. Ritengo giusto tirare un sospiro di sollievo, per varie ragioni, alcune di carattere strettamente regionale, altre di carattere nazionale.

Quelle di carattere regionale sono che il 62% dei voti raggiunti dal candidato Presidente Errani, indicano un giudizio positivo sul governo della regione, premiano un modo di fare politica basato sul dialogo e indicano che gli emiliano-romagnoli hanno capito e condiviso le battaglie che la Giunta Regionale e il suo Presidente hanno proposto contro le politiche del governo su vari temi e in particolare bocciano quella proposta di secessione delle due “anime” della regione, che veniva proposta dalla destra.

Le ragioni di carattere nazionale sono due: la prima è un premio al lavoro svolto dai partiti del Centrosinistra nel presentarsi uniti su un programma, la seconda è che se qualcuno della destra al governo pensava che bastasse fare delle promesse agli Italiani e poi non mantenerle, aveva visto un un film di fantascienza, piuttosto che un documentario sulla realtà italiana di ogni giorno.

Il 12 a 2 delle regionali, che poi è un 16 a 4, considerando le regioni che hanno votato l’hanno scorso, sconfiggono la destra al governo per due motivi: il primo perchè numericamente la destra non è più maggioranza nel paese, sia per numero di voti, sia per numero di regioni, amministrazioni provinciali e comunali governate, ma anche il fatto che nelle due regioni in cui il voto ha confermato i presidenti uscenti della Cdl, i loro voti hanno subito un forte ridimensionamento, sintomo di una perdita di elettorato e di fiducia degli elettori in quella coalizione.

Con una sconfitta di tali proporzioni la scelta migliore che il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto fare era dimettersi e passare il testimone al Presidente della Repubblica, che avrebbe certamento scelto per il meglio.

Al contrario, nonostante le dimissioni dei ministri dell’UDC, i tumulti di AN, il Capo del Governo resiste e tira dritto, quasi il giudizio degli Italiani, che lui invoca sempre per sostenere la sua precedente elezione, in questo caso non contasse nulla; da aggiungere al fatto che il ministro La Loggia, appena saputo della sconfitta, non ha avuto di meglio da dire se non che gli elettori erano stati confusi dalla morte del Papa, quasi ci fosse un nesso (inesistente davvero) tra questi e le elezioni.

Il grave di dichiarazioni come queste è che questa maggioranza ritiene il popolo Italiano una massa di cretini incapaci di giudicare, è per questo che da tempo sosteniamo che le differenze tra destra e sinistra ci sono eccome!

Chi sta a sinistra considera le persone come tali, gente che pensa e che sa giudicare, non una massa di buoi utili solo quando esprimono un consenso.

Il segnale che è stato dato è importante, in questo 60° anniversario della liberazione d’Italia è quasi come una seconda Liberazione, non da una dittatura militare, ma da una dittatura mediatica della maggioranza di governo, ben più pericolosa perchè subdola e indolore.

Allo stato attuale è difficile capire cosa accadrà, ciò che mi sento di dire a nome dei DS è un grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto e la conferma dell’impegno a continuare sulla strada tracciata fino ad ora.

Vorrei concludere con le parole di Franco Cordero, che ritengo ben descrivano la situazione attuale: Dopo quel Crispi megalomane arteriosclerotico, d’Annunzio bardo-profeta mangiato dai debiti, Mussolini condottiero sul cavallo bianco, qualche figura restava vacante. Ne abbiamo una sotto gli occhi. Peccato che non sia un film del Renè Clair minore: l’egoarca talvolta buffo gioca sulla pelle d’Italia; siccome sbaglia tanto, nè impara qualcosa (la sua forza sta nel non pensare), può darsi che alla fine perda, nonostante le risorse negromantiche. La massima d’esperienza narrata da Fedro vale anche nell’epoca televisiva: quella rana invidiosa del bue, così grosso, che dopo ogni rigonfiamento domanda alle sue simili se è più grande del bue e indignata al no di riposta, si gonfia fino a scoppiare, è ipotesi probabile.

Gli alleati, infatti, se lo studiano, pronti a spartirsi le spoglie. Ma comunque finisca, pagheremo l’avventura con una regressione difficilmente riparabile nelle anime. I guasti dell’economia sono il meno.



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