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Pensaci. Questa volta si decide di te. Consenti un atto d’amore in più
di Argomenti On-Line  22/05/2005


Manuela Paltrinieri Responsabile Regionale del Coordinamento Donne DS

La l. 40 del 2004 regola una materia che, nel nostro Paese, a differenza di altri, non aveva avuto – fino allo scorso anno - nessun riconoscimento legislativo.

Il parlamento ha deciso quindi di introdurre nel nostro ordinamento una legge specifica.

Legge che, come previsto nella prevalenza delle legislazioni europee, avrebbe potuto fissare pochi ma chiari divieti, per adeguare gli strumenti giuridici alle nuove realtà (sociali e scientifiche), essere funzionale all’attuazione di alcuni principi costituzionali, e soprattutto corrispondere al principio della laicità, principio supremo del nostro ordinamento giuridico.

Purtroppo, la legge 40 non ha queste caratteristiche.

Non è certamente una legge laica, dato che al dialogo e al pluralismo si è preferito sostituire l’adesione ad un unico modello, molto vicino alla confessione cattolica, che non può rappresentare – e tanto meno tutelare – le diverse sensibilità dei cittadini italiani.

Per questa legge la libertà di scelta degli individui non conta, così come non conta il giudizio dei medici su quali siano le migliori prassi da seguire per la cura di ogni caso, visto che la “buona prassi medica” viene stabilita per legge.

Per questa legge gli stili di vita e le scelte più intime che ne derivano possono essere giudicate, il desiderio di essere genitori può essere indagato fino a risultarne schiacciato.

Per questa legge la donna e la sua salute diventano secondarie di fronte ai diritti dell’embrione.

E ancora, il diritto alla salute di tante persone viene calpestato, laddove si stabilisce che solo i soggetti infertili o sterili possano ricorrere alle tecniche di fecondazione assistita, mentre sono tantissime le persone che , soffrendo di gravi patologie genetiche, solo con l’aiuto della medicina possano a far nascere un figlio sano.

Cosa che non significa “selezione della specie”, ma solo il sacrosanto desiderio di sottrarre il proprio figlio ad una vita fatta di sacrifici e sofferenze: basti pensare alla condizione dei malati di talassemia costretti a sottoporsi a continue trasfusioni per poter sopravvivere. E’ davvero così sbagliato che queste persone desiderino un figlio, e lo vogliano sano?

E’ davvero così eticamente condannabile – in quest’ottica - permettere una corretta diagnosi preimpianto degli embrioni?

Pensiamo di no, così come penso che sia profondamente sbagliato rinunciare alle possibilità che la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali potrebbe offrire alla cura di malattie gravissime e ora incurabili. Certo, la possibilità che questa ricerca sia risolutiva non significa che certamente lo sarà, ma non esiste ragione per non sperimentare anche questa via. La gran parte del mondo scientifico si oppone al divieto che la legge 40 fissa alla ricerca, ma nemmeno la voce dei più autorevoli esperti in materia ha inculcato un qualche dubbio su chi ha votato, e ora difende, questa legge.

Da ultimo, siamo convinti che la vera ragione per cui si è deciso di vietare la fecondazione eterologa non stia nelle ragioni che vengono esplicitate, ma nella pretesa di stabilire quali siano le scelte giuste e quali quelle sbagliate.

Le perplessità personali su un simile modo di diventare genitori sono legittime, ma altrettanto legittimo è il diritto alla libertà di scelta, cui noi ci appelliamo anche nel rispetto della nostra Costituzione. Gli stili di vita di ognuno devono essere rispettati, così come si deve avere rispetto per la responsabilità che ognuno si assume nel momento in cui decide di ricorrere alla fecondazione assistita, eterologa o no: si tratta di decisoni meditate, spesso sofferte, che le coppie prendono nel tentativo di soddisfare il loro desiderio di costruire una famiglia, facendosi carico di un percorso faticoso e anche rischioso per la loro stessa salute, e bene sarebbe ricordarsene.

 

Vale anche la pena sottolineare l’ipocrisia che si nasconde nei divieti che vengono con tanta foga difesi come l’unica possibilità di perseguire “comportamenti etici”.

Sono sufficienti pochi esempi: i divieti italiani non corrispondo alle legislazioni del resto dell’Europa e della gran parte del mondo occidentale, quindi è chiaro che gli italiani che se lo possono permettere andranno all’estero a fare ciò che qui è vietato, senza incorrere in alcuna sanzione; la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, permessa altrove, potrebbe mettere a punto medicinali che arriverebbero anche in Italia. Allora chi adesso vieta la ricerca qui, se dovesse – malauguratamente ritrovarsi ammalato – li rifiuterà in nome dell’etica?

 

Insomma, la legge 40 è una brutta legge, e occorre modificarla.

 

Queste ragioni sono alla base dei quattro quesiti referendari che noi DS abbiamo promosso, e ai quali ora chiediamo di rispondere SI.

 

La materia, certo molto complessa, non lo è al punto da non consentire agli elettori di esprimere lo loro opinione attraverso la sintesi cui il referendum obbliga: o SI o No: è possibile – oltre che doveroso – esprimersi – perché le questioni affrontate dai referendum sono specifiche:

 

- Limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni (scheda celeste)

Il primo quesito mira ad eliminare una serie di disposizioni che limitano la ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni. Tali limitazioni si pongono in contrasto con la libertà scientifica degli artt. 9 e 33 della Costituzione, in un settore strettamente connesso al diritto alla salute di cui all’art. 32.

 

- Norme sui limiti all’accesso e salute della donna (scheda arancione)

Il quesito si propone di abrogare alcune norme che limitano l’accesso alle tecniche di procreazione assistita.In particolare il divieto di revoca del consenso all’impianto dell’embrione dopo la fecondazione dell’ovulo. In questo caso si pone il problema dell’immissione coatta dell’embrione nel corpo materno, nel caso in cui il consenso venga revocato solo dopo l’avvenuta fecondazione, in evidente contrasto con l’art. 32 della Costituzione “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. E’ poi paradossale che la legge consenta alla donna di ricorrere all’aborto terapeutico anche il giorno successivo all’impianto dell’embrione, e comunque dopo i primi novanta giorni: in questo modo ci si preoccupa di salvaguardare i diritti dell’embrione senza preoccuparsi minimamente di quelli di un feto, che certo è molto più vicino ad essere compiutamente persona.

Con questo quesito si intende anche abrogare l’obbligo di non produrre più di tre embrioni, che devono essere impiantati tutti e sempre nell’utero materno.

La donna è costretta a sottoporsi a plurimi cicli di iperstimolazione ovarica, e di ripetuti interventi di prelievo di ovociti, fintanto che non si produrrà un embrione. Molte sono le ripercussioni di questa prassi sulla salute della donna.

A questo va aggiunto un altro profilo, che è quello concernente l’imposizione da parte del legislatore nei confronti dei medici, cui viene imposta una solo metodologia, violando così ogni regola di buona pratica medica (che ha per oggetto il bene del paziente, e non la coscienza dei legislatori).

Inoltre si vuole abrogare il divieto di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita per tutti coloro che non hanno problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità e dalla infertilità umana, ma che sono invece portatori di patologie genetiche trasmissibili al concepito.

 

- Diritti del concepito (scheda grigia)

Questo referendum contempla tutte le abrogazioni già esaminate nel quesito “salute della donna”, ma prevede anche l’abolizione di quella parte dell’art. 1, c.1, che esplicitamente assicura “i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”.

Questa norma, per la prima volta nel nostro ordinamento, garantisce al concepito la stessa tutela giuridica della persona nata.E’ evidente il contrasto con la l. 194.

L’embrione non è una muffa, per nessuno, ma è cosa diversa dalla persona nata, e certo non esisterebbe senza un utero, cioè una donna, che gli permettesse di crescere e vivere.

 

- Divieto di fecondazione eterologa (scheda rosa)

Il quarto quesito referendario si propone di abrogare il divieto di fecondazione eterologa. E cioè la possibilità di avvalersi dell’utilizzo di almeno un gamete, spermatozoo od ovocita, appartenente ad un soggetto esterno alla coppia.

Il divieto contrasta certamente con il principio di libertà personale e con il diritto alla procreazione. Occorre considerare, infatti, che questa può essere l’unica via possibile per una coppia di avere figli.

 

Esprimere quattro SI il prossimo 12 giugno è imperativo:

per far nascere più bambini, per farli nascere sani, per tutelare il diritto alla salute delle donne di tutti, per la libertà dei medici, per non soffocare la speranza di poter curare malattie terribili.

Per non calpestare il desiderio di tanti ad essere genitori.

Per difendere il diritto di ognuno di noi a scegliere liberamente della sua vita.

Per difendere la laicità dello Stato.




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