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LA VITA NON E’ UN REFERENDUM!
di Alleanza Nazionale  31/05/2005


Fra dieci giorni sapremo cosa ne sarà del referendum sulla procreazione assistita.

Avranno vinto i sì? Avranno vinto i no? O avrà trionfato l’astensione?

Oggi 30 maggio (mentre vi scrivo) è difficile sapere quale sarà l’esito di questo referendum che comunque vada non risolverà una questione così delicata e profonda da dover decidere in così poco tempo e con informazioni del tutto parziali.

Personalmente e dopo una profonda riflessione e in virtù di non essere (per il mio Comune) un semplice cittadino, ma anche un esponente politico locale, ho deciso di non partecipare al voto e su questo spazio concessomi gentilmente da “Sangiorgiodipiano.net” spiegherò il mio perché.

Sono cattolico, ma mi ritengo anche sufficientemente obbiettivo sulle regole da seguire e su quelle da modificare anche se vanno contro a dei principi. La storia ci ha insegnato che non esiste nulla che non si possa o si debba ripensare e/o riscrivere. Lo si fa regolarmente con la storia, con l’arte, con la medicina e anche con la religione. L’indimenticato Papa Giovanni Paolo II ha ratificato e chiesto anche scusa per errori che la Chiesa commise nei secoli passati (vedi l’inquisizione).

Il complicatissimo referendum che gli italiani si troveranno di fronte (se andranno a votare) è uno dei più difficili fra quelli che la nostra giovane Repubblica ha varato dalla sua nascita. I 4 quesiti sono una specie di rebus e soprattutto 4 trappole che portano l’italiano medio a non sapere che fare (lo dicono i sondaggi più accreditati). Votare Sì? Votare no? Non andare a votare? Mah! Difficile decidere.

Ma premesso che sia chi è per il sì e chi è per il non votare fondamentalmente dicono la medesima cosa: migliorare l’attuale legge, allora perché spendere milioni di euro di noi cittadini per fare ciò che i nostri politici avrebbero potuto e soprattutto dovuto fare da soli?

Questo referendum segna di certo la sconfitta della politica, incapace di decidere lei e in modo definitivo su tematiche così profonde di significato sociale, cristiano e morale. È una sconfitta di chi è eletto da noi cittadini a legiferare appunto su temi così scottanti e che richiedono preparazioni specifiche che pochi hanno. Sembra quasi che in fondo i politici se ne siano volutamente lavati le mani da tale responsabilità delegando così al cittadino la responsabilità di abrogare o mantenere la legge attuale sulla procreazione assistita con tutte le sue attuali applicazioni e conseguenze sull’embrione e sulla donna.

Quindi con questo voto si vuole dire: Se vinceranno i sì e se non dovessero funzionare le nuove regole, i politici potranno sempre dire: “Hanno deciso i cittadini!”. Idem dicasi se passerà l’astensione e se non si darà seguito alla discussione parlamentare per migliorare l’attuale legge.

Sarà sempre colpa del cittadino!

E allora cosa li votiamo a fare queste persone che ci chiedono prima il voto per decidere politicamente per noi, se poi quando emergono vere problematiche fanno decidere noi attraverso i referendum? Per carità, gli stessi esistono e sono una delle espressioni della nostra libertà e della nostra democrazia, ma si sta abusando un po’ troppo di questa possibilità costituzionale!

Il referendum dovrebbe essere usato come “ultima ratio” e non con una preoccupante periodicità dai politici che li propongono ogni piè sospinto e per fortuna spesso non raggiunti mancando le firme necessarie.

In quest’ultimo poi si dibatte all’arma bianca se l’embrione è vita oppure bisogna attendere il terzo mese di gravidanza (lo dicono gli scienziati) per avere la vita?

Figuratevi voi se l’italiano medio può decidere lui su chi ha ragione. Personalmente penso che non solo l’embrione è vita. Qualunque cosa si muova ed evolva al mondo è vita! Il nostro stesso pianeta è nato se lasciamo da parte per un attimo Adamo ed Eva, da particelle ed embrioni.

Se non è vita questa ditemi voi cosa lo è.

Per questi motivi ho deciso di non partecipare al voto
. La mia è quindi anche una sorta di protesta contro questa violenza che viene fatta con questo difficile referendum. Le donne devono avere tutte le garanzie e le possibilità che il nostro tempo e la nostra scienza (purchè non si speculi su di essa) può offrire loro per diventare madri. Ma vi prego, non trasformiamo in una specie di mercato la vita. Vi sono già uomini e donne in Italia preposti da noi cittadini ad approfondire e decidere su cosa è meglio per tutti noi. La democrazia è fatta di fiducia in chi hai votato, altrimenti saremmo in una specie di Paese anarchico dove decidono tutti o nessuno.

Abbiamo bisogno di dare sempre più fiducia alle famiglie di intraprendere la magnifica avventura della maternità. Chi l’ha già provata sa di cosa parlo. Chi è alla ricerca di raggiungerla dico di non abbandonare mai la speranza, la ricompensa sarà sempre molto più grande del sacrificio dell’attesa.

Chi non ci pensa affatto, ha il sacro santo diritto di vivere così, ci mancherebbe. Ma non sapranno mai cosa realmente perdono, pur sapendo che invecchieranno purtroppo inesorabilmente da soli.

Grazie per l’attenzione.

Roberto Mugavero
Circolo territoriale Alleanza Nazionale
San Giorgio di Piano



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