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Che cosa fare in caso di fuga di anidride solforosa dallo stabilimento Reagens
di La redazione  31/08/2005


Piano di emergenza per i cittadini di San Giorgio di Piano dal sito ARPA (Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell'Emilia Romagna)

Tra le molte sostanze chimiche che vengono usate alla Reagens di San Giorgio di Piano, solamente una presenta un certo margine di rischio per l’area esterna all’Azienda: l’anidride solforosa, un gas tossico che la Reagens usa abitualmente nei processi produttivi, contenuto in due bombole da circa 900 kg ciascuna.
L’Azienda ha adottato tutte le misure di sicurezza previste dal Decreto Legislativo 334/99 per evitare fughe di gas, o per fare si che un eventuale incidente abbia le minori conseguenze possibili, all’interno ed all’esterno dell’area aziendale. Tra queste misure rientra anche l’elaborazione e diffusione di un piano di emergenza per gli abitanti delle zone adiacenti allo stabilimento.
Il foglio illustrativo divulgato dalla società è dunque una "misura precauzionale", uno strumento per aumentare la sicurezza e la tranquillità degli abitanti, per sapere che cosa fare (e che cosa non fare) nel caso, altamente improbabile, di una fuga di anidride solforosa dalla Reagens.

Che cosa fare in caso di incidente

Come vengo a sapere di un fuga di anidride solforosa?
Passa un’automobile del Comune, che comunica l’evento con altoparlanti
Lo dicono alle stazioni radio locali
Mi telefonano il Comune o i Vigili del Fuoco
Sento uno strano odore No!
Mi telefona un amico o un parente No!
Lo dicono per strada o in negozio No!

Che cosa devo fare?
Se mi trovo in un ambiente chiuso, vi rimango, sigillando le aperture verso l’esterno
Spengo fornelli e tutte le fiamme (perchè consumano ossigeno)
Spengo condizionatori d’aria, impianti di riscaldamento e similari
Se mi trovo all’aperto, nella zona di danno e di attenzione, ne esco rapidamente, aiutando, eventualmente, bambini ed anziani
Scappo immadiatamente da casa No!
Telefono con il telefono fisso No!
Telefono con il cellulare No!
Fumo una sigaretta No!
Apro porte e finestre No!
Vado a prendere i bambini a scuola No!
Prendo l’ascensore No!

Come vengo a sapere che l’allarme è cessato
Ascolto le stazioni radio locali
Attendo la telefonata del Comune o dei Vigili del Fuoco
Faccio attenzione ad accedere ad ambienti chiusi (ripostigli, sottoscala, ecc.), dove può essere rimasta una alta concentrazione di gas
Apro porte e finestre per aerare gli ambienti
Mi telefona un amico o un parente No!
Telefono con il telefono fisso per avere informazioni No!
Telefono con il cellulare per avere informazioni No!
Vado via da casa in automobile appena mi comunicano il cessato allarme No!

Come devo attrezzarmi fin d’ora per essere pronto ad affrontare un’eventuale emergenza?
Mi accerto che la radio riceva le emittenti locali segnalate
Mi procuro del nastro adesivo per sigillare le aperture (per esempio, le griglie di aerazione di cucine e bagni)
Comunico al Comune eventuali cambi di numero telefonico o di indirizzo (per le famiglie residenti nelle zone di danno e di attenzione) Sto più tranquillo di prima, perchè sono informato e so che cosa fare (e che cosa non fare)

Per saperne di più sull’anidride solforosa

L’SO2 normalmente presente nell’ambiente

Una certa quantità di anidride solforosa (il nome scientificamente corretto è biossido di zolfo, il simbolo chimico SO2) è normalmente presente nell’atmosfera, particolarmente in quella delle zone abitate e ad alta densità di traffico.
Questo gas è prodotto soprattutto dagli impianti di riscaldamento a gasolio e dai motori diesel. La rete di monitoraggio dell’aria gestita da Arpa tiene costantemente sotto controllo questo inquinante atmosferico, e pubblica i dati quotidianamente sul proprio sito Internet (www.arpa.emr.it), su Televideo Rai (pag. 536), oltre ad inviarli alle autorità incaricate di prendere provvedimenti nel caso in cui la concentrazione di SO2 superi le soglie di attenzione (tra 125 e 250 microgrammi per mc di aria) o di allarme (oltre i 250 microgrammi/mc).
Negli anni più recenti, il miglioramento delle tecnologie costruttive dei motori e la metanizzazione degli impianti di riscaldamento hanno determinato una forte diminuzione della presenza di SO2 in atmosfera, riducendo così i danni ambientali e sanitari che questo gas provoca: dalle cosiddette "piogge acide", che danneggiano la vegetazione e corrodono i marmi e le pietre dei monumenti, all’irritazione del tratto respiratorio superiore e dei bronchi.
Quando si parla di "emergenza SO2"?

Il piano di emergenza di San Giorgio di Piano riguarda concentrazioni assai superiori a quelle della soglia di allarme citata sopra: di circa 1000 volte per la zona di danno e di circa 100 volte per la zona di attenzione. Una simile concentrazione è possibile solamente per un tempo limitato, in caso di rottura della tubazione che porta il gas dalle bombole all’impianto produttivo. Va detto - peraltro - che sono installati dispositivi di rilevazione della presenza di gas, che segnalano immediatamente l’eventuale fuga, consentendo l’attivazione del piano di emergenza interno alla Reagens.
Il piano di emergenza esterno, riguardante la popolazione, è stato elaborato considerando, in modo precauzionale, che trascorrano dieci minuti tra la rottura del tubo e l’attuazione delle misure di emergenza interne allo stabilimento: un tempo largamente superiore a quello ragionevolmente prevedibile.

Zona di danno e zona di attenzione

In caso di fuga e di formazione di nube di gas, i danni alla salute dipendono sia dalla quantità di gas inalato, sia dal tipo di organismo esposto a questo inquinante. I rischi sono certamente più gravi per bambini, anziani, persone con malattie dell’apparato respiratorio. Per esempio, una persona adulta e in buona salute non registra danni permanenti se viene esposta fino a 30 minuti alla concentrazione prevista per la zona di danno. Per questo è importante, in caso di incidente, cercare di uscire - a piedi e con cal-ma, per non intralciare eventuali mezzi di pronto intervento -dalla zona di danno (un raggio di circa 120 metri dal punto di fuga), cercando semmai di aiutare eventuali soggetti a rischio presenti in zona a porsi fuori pericolo. Questa norma vale solamente se ci si trova all’aperto: altrimenti, è opportuno rimanere negli ambienti in cui ci si trova, e cercare di sigillare le aperture verso l’esterno.
Per la zona di attenzione valgono le stesse avvertenze, ma la probabilità di subire danni alla salute è assai minore. Per chi si trovasse in questa zona, nel caso di incidente, il consiglio è di adottare le precauzioni indicate nelle pagine precedenti, in attesa che la concentrazione di SO2 si disperda in atmosfera.
Solamente nelle immediate vicinanze del punto di fuga (in un raggio di circa 6 metri) o per esposizioni prolungate nella zona di danno (più di 30 minuti), particolarmente nel caso di soggetti deboli e a rischio, si possono avere danni permanenti, o anche letali, in casi particolari, per l’esposizione ad altissime concentrazioni

Vedere la zona di danno ed attenzione sul sito ARPA



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