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Tutta la verità
di La redazione  13/12/2005



Di libri che parlano del dopoguerra ce ne sono tanti ...

BASTA CERCARE SU INTERNET:  QUESTA E' UNA DELLE TENTE PAGINE
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Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia...




































TitoloIl sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile
AutorePansa Giampaolo
Prezzo
€ 10,50
DatiXXIV-380 p., brossura
Anno2005
EditoreSperling Paperback
CollanaSaggi paperback
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In sintesi
La cornice in cui si inserisce la ricostruzione dei tanti eventi ripercorsi nel volume vede Giampaolo Pansa confrontarsi con Livia, una brillante funzionaria della Biblioteca Nazionale di Firenze, che a suo tempo aveva svolto ricerche sui fatti sanguinosi dell'immediato dopoguerra. Assieme a lei, l'autore si avventura su un terreno minato, socchiudendo porte che ancora oggi molti vorrebbero tenere sbarrate: l'accusa di revisionismo è sempre in agguato per chi, pur condividendo le stesse posizioni dei vincitori, vuole scrivere tutta intera la storia. Pansa non se ne cura e indaga nelle pieghe di episodi e circostanze che videro migliaia di italiani vittime delle persecuzioni e delle vendette di partigiani e antifascisti.





I vostri commenti
7 recensioni presenti.  Media Voto: 3.42 / 5





sergio zorazoso@virgilio.it (30-11-2005)
Non ho ancora finito di leggere il libro, ma al punto in cui sono arrivato non posso non aver capito ormai il significato di ciò che Pansa ha scritto.Si stà facendo vedere il rovescio della medaglia, il contraltare alle repressioni fasciste durate un ventennio.Partigiano,per uno come me che è nato 18 anni dopo la fine della guerra, è sempre stato sinonimo di lotta per la liberta e resistenza all'invasore.Dai documenti prodotti da Pansa emerge una nuova realtà della quale non posso che rimanere sdegnato e avvilito. L'uomo, nero o rosso che sia, è cosi.Un animale carnivoro che nel momento del caos perde ogni istinto umano per perpretare nefandezze contro suoi simili.Capisco e giustifico chi si è fatto giustizia da solo per soprusi subiti dalle rsi o dalle brigate nere colpendo i diretti responsabili, ma non tollero coloro che sono entrati nella bagarre solo per il gusto di uccidere per entrare nella storia dalla porta di servizio.
Voto: 4 / 5





FEDELEERPIU (11-11-2005)
A differenza di Antonella sono più obbiettivo e faccio tantissimi complimenti a Pansa per l'opera proseguita,arricchita con SCONOSCIUTO 1945 . I pregiudizi di tante persone come Antonella non aiutano alla pacificazione nazionale. Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani diceva M. D'AZEGLIO . Siamo qui nel 2005 e ancora c'è molto da fare se c'è gente che taccia l'altra verità della cosidetta resistenza .
Voto: 5 / 5





drdan (06-11-2005)
Come sempre Pansa dice la verità senza curarsi delle critiche della propria parte. Un'opera molto obiettiva, visto che viense scritta da un intellettuale schierato a sinistra, ma che riesce a parlare chiaramente delle "pecche" della sua parte.
Voto: 5 / 5





antonella (05-11-2005)
Prima di tutto volevo ricordare che i partigiani non erano tutti comunisti,ma erano formati da tutti coloro che avevano voglia di libertà e volevano cambiare qualcosa dopo venti anni di fascismo e una guerra stupida e insensata.Poi volevo ricordare che ora è facile pensare"col senno di poi". Ora che abbiamo la libertà,la democrazia eche i processi bene o male accertanoi colpevoli e li condannano.Dopo la guerra invece vi furono solo sporadici processi e ancora oggi ci sono 216 stragi impunite. Vedendosi passare davanti colui che ti aveva torturato o aveva ucciso i tuoi figli, non era facile far finta di niente.Con l'animo esasperato per il dolore ancora vivo e cocente,era facile cedere alla tentazione di farsi vendetta da soli.Certamente tra di loro ci furono delinquenti che si spacciavano per partigiani per appianare le proprie diatribe personali quindi occorre non generalizzare e sopratutto non è il caso di buttare volontariamente fanfo contro la Resistenza,che è stata il momento più alto della storia italiana. Non accetto che persone che si sono fatte uccidere e torturare vengano considerati tutti assassini o ancora peggio alla pari coi fascisti.La libertà per la quale loro sono morti è la stessa che ora permette a gente sciocca e priva di principi di dire tante sciocchezze comodamente sdraiati in poltrona. Certamente se fossero vissuti all'epoca non si sarebbero dati tanto da fare per scacciare i tedeschi, tanto...."Francia o Spagna purchè se magna....!!"
Voto: 1 / 5





Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (06-10-2005)
Pansa ha vergato pagine di ben altro spessore. Più che un romanzo, più che un saggio, questo libro sembra un centone di citazioni tratte dagli archivi. L'argomento, certo, è interessante, ma andava, a mio avviso, trattato con maggior cuore. L'arido sciorinamento di date e dati affastellati senza soluzione di continuità ad opera dell'io narrante e di una sedicente bibliotecaria sarebbe stato più adatto ad una tesi di laurea che ad un libro che vuole essere divulgativo. Dei contenuti non discuto: anche questa è storia.
Voto: 1 / 5





Francesco M. (18-09-2005)
Libro sonvolgente per i contenuti, il tributo di sangue di 19.801 persone trucidate dopo il 25 aprile 1945, in una scia di rappresaglie protrattasi per anni.Pochi i colpevoli, sadici aguzzini, la maggioranza gente che si trovava dalla parte sbagliata, che aveva giurato fedeltà alla RSI di Salò, convinti o semplicemente costretti. Una spirale di violenza gettata nell’oblio dalle classi politiche che avrebbero dovuto porvi freno, non solo per placare un irrefrenabile e sconsiderata iniziativa di giustizia popolare, ma per rispetto dell’ideale nazionale di libertà, per gettare una base più solida nella costruzione di un’Italia libera e democratica. Stragi anonime, delitti mirati, spesso per saldare un conto personale in sospeso con l’industriale capitalista o con la classe agraria, vecchia guardia della rivoluzione fascista, sete di giustizia sommaria, decimazione di militi inermi della GNR, esecuzioni giustificate con il debole pretesto della militarizzazione del partito proclamata dal gerarca Alessandro Pavolini, che condannò migliaia di uomini e donne,molti ancora adolescenti, del tutto innocenti. Pansa riunisce centinaia di frammenti di quel che avvenne dopo la liberazione, setacciando gli archivi dell’Italia del Nord, e raccontandoli, con un trucco narrativo che non pregiudica la serietà nel trattare un tema così delicato, nel corso di un’ipotetica ricerca storica svolta a quattro mani con una bibliotecaria fiorentina. Molte piccole realtà vengono descritte con profusione di nomi, luoghi e date, per cui è facile disorientarsi nel tentativo di comprendere la vera estensione della guerra civile, prolungatasi ben oltre il 25 aprile.La mole impressionante di dati e di riferimenti non lascia scampo, avrei preferito una ventina di dossier ben più approfonditi, contestualizzati nella realtà sociale e territoriale e dal clima politico che vi imperava. Comunque Pansa ha il merito di aver estrapolato parte di quella verità nascosta e dimenticata nel grigiore della nostra memoria e di qualche rapporto ufficiale.
Voto: 4 / 5





tiziana (29-08-2005)
Ciò che Pansa scrive non è nuovo, personalmente tutte le persone anziane con cui ho avuto modo di parlare della guerra mi hanno raccontato almeno un episodio di delinquenza partigiana avvenuto dopo la guerra per pura vendetta o altro.Ciò che mi stupisce è l'accanimento con cui i comunisti e non solo loro vogliono tenere nascosti questi episodi, e quando vengono scoperti li giustificano pure!io non do ragione sicruamente ai fascisti o ai nazisti, ma nemmeno tutti i partiginai erano sicuramente quei santi che ci vogliono far credere....anche trta loro ci saranno stati delinquenti e persone cattive,no?e non regge la tesi che loro si sono vendicati su chi aveva fatto loro del male, perchè allora, per restare al libro, la ragazzina di 13 anni violentata e uccisa perchè aveva uno zio fascista?Perchè la famiglia di conti sterminata e uo di loro sepolto ancora vivo?!pPerche le violenze contro le donne che erano mogli, madri , sorelle, fidanzate,o che semplicemente erano andate coi fascisti?queste donne venivano, quando ovviamente none erano violentate e uccise, rapate a zero pestate a sangue e costrette a sfilare perla strada con la gente che sputava loro addosso!E' civiltà questa?Se i fascisti e i nazisti hanno fatto di peggio, ciò non è un motivo per cui i partigiani dovessero comportarsi allo stesso modo,; se sono così buoni come ci vogliono far credere da 60 anni, perchè molti si sono comportati così?Penso che nei gruppi paritgianic'erano come dappertutto persone nobili e violenti delinquenti, ammetterlo non vuol certo dire mettere in discussione la loro causa, ma sarebbe semmai un atto di autocritica giusta e volenterosa.Ma qua in Italia la storia viene ancora insegnata come una favoletta: da un aprte i buoni, dall'altra i cattivi( ovvero tuti quelli che non sono comunisti e non la pensano come i comunisti).
Voto: 4 / 5


 




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