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3) DEMOLIRE E' UN PO' MORIRE
di Santino Zorzino  18/03/2006


Senza stalle, niente stelle, ovvero senza passato, niente futuro. Non ci resta che giocare.

Prima di cominciare mi sento di esprimere la mia solidarietà all'amico Geometra, che proprio un mese fa ha perduto uno degli ultimi riferimenti storici che esistevano in paese. Anche Abelardo è rimasto amareggiato dal vuoto lasciato nel suo cuore dall'immagine più rappresentativa del passato delle nostre genti.
E' doveroso raccogliersi in silenzio per dieci secondi, corrispondenti a dieci righe in bianco, per ricordare la bella stalla sita in via Cassino, abbattuta dalla furia "progressista".
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       "Il progresso! Se vi capita di percorrere la Pianura padana, che ha fama di essere il luogo più ricco e civile d'Italia, date un'occhiata ai paesi e alle città. Qua e là riuscite ancora a vedere un campanile, ma il resto è urbanistica informe, una metastasi di casoni e casette venuti a slavina senza un piano regolatore, di materiali scadenti, di forme informi collegati da autostrade che si vergognano di essere così brutte e si nascondono dietro tabelloni di vetrocemento o di plastica.
Questa necessità del progresso è un modo osceno per definire la nostra incapacità di resistere alle speculazioni."
Da un articolo di Giorgio Bocca, a pag.15 su "il Venerdì di Repubblica" del 30/12/2005.


       Dopo questa commemorazione con orazione funebre, propongo di alleggerire l'atmosfera, rimanendo nell'ambito dell'urbanistica,  con un'idea dell'amico Geometra: il gioco delle demolizioni, che non ha nulla a che vedere con il famoso gioco delle costruzioni.
       E' un gioco da fare in compagnia, molto semplice, alla portata di tutti, spassoso ed anche istruttivo, e può essere arricchito con altrettanto piacere dal gioco delle ricostruzioni.
Possono partecipare tutti senza limitazioni di numero.
Serve carta, bastano dei foglietti qualsiasi, e penna.
Si parte scegliendo una località ( es. San Giorgio), e ciascuno scrive il nome delle tre opere che vorrebbe demolire, riportando anche il proprio nome.
Si raccolgono i fogli e si calcolano le demolizioni più votate assegnando un punteggio.
Prima di nominare il vincitore ciascuno spiega le motivazioni della propria scelta.
Vince la prima partita chi ha realizzato il maggior punteggio.
       A questo punto si ripete il gioco: è importante farlo perchè la situazione è sicuramente cambiata in quanto l'illustrazione delle motivazioni porta spesso a rivedere le posizioni originali, e la scelta sarà fatta su una base più ampia e più consapevole.
Si procede con con la nuova scelta delle tre demolizioni, con il conteggio e la nomina del vincitore della seconda partita.
La somma dei punti totalizzati da ciascuno servirà per eleggere il vinci(demoli)tore.
       Adesso non guasta un intervallo per dar spazio allo scambio di opinioni. Si raccomanda di accompagnare la conversazione con la squisita crescente della signora Tosca, e un po' di buoni ciccioli, nonchè un bicchiere di Lambrusco Grasparossa di Castelvetro.
Ecco che ora ci sono le condizioni per affrontare la fase due, quella delle ricostruzioni.
Ci sono due metodologie: la prima prevede di assegnare gli spazi dove ricostruire, ed in genere si prendono a riferimento le demolizioni più votate; la seconda lascia ampia facoltà di individuare il luogo. Ciascuna ha i suoi pro ed i suoi contro. Anche in questo secondo gioco è interessante ripetere la partita. I criteri sono gli stessi del gioco delle demolizioni.
       Alla fine di tutto si possono sommare i punti di ciascun partecipante, e assegnare il titolo di Ingenietto (corrispondente ad ingegnere + genio + architetto) a colui che ha conquistato il maggior punteggio.
E per chiudere in bellezza si suggerisce un assaggio delle prelibate raviole della signora Fosca, annaffiate da un buon Pignoletto dei Colli Bolognesi.
       Se rispetterete le regole del gioco, e del fuorigioco, è assicurata una piacevole ed istruttiva esperienza.
       Provare per credere.
Non vi posso raccontare di più per non rischiare di condizionare il gioco, ma sicuramente incontrerete tante idee originali, alcune curiose, altre spiritose o devastanti, perchè la possibilità di demolire ciò che si vuole scatena quell'irrefrenabile desiderio di distruzione che si nasconde dentro noi. Per fortuna è solo un gioco, ma comprendo quegli amministratori che si occupano di urbanistica che talvolta si fanno scappare la mano.


       Il tempo è scaduto, perciò vi saluto.
      


 


 


 



 




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