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MERCATONE E CEMENTIFICAZIONE
di WWF   02/04/2006


In merito alla recente discussione sul grande ampliamento dei magazzini del Mercatone Uno a S. Giorgio di Piano,tanto da farne il centro nazionale di deposito delle merci dell’azienda,vorremmo dire che ...

... l’iniziativa specifica è estremamente impattante sia sotto l’aspetto dell’aumento del traffico con tutto ciò che ne consegue (inquinamento dell’aria, problemi ulteriori di viabilità, abbassamento dei livelli di vivibilità dei residenti) sia di cementificazione del territorio con sottrazione di suolo agricolo fertile.

Tale opera ripropone nuovamente il modello che tutte le amministrazioni e le formazioni politiche dichiarano fermamente di volere drasticamente ridurre da subito e cioè il trasporto su gomma a favore della ferrovia, nonostante questa sia a poche decine di metri. Quindi ancora una volta si dichiarano corrette strategie, le uniche che possono garantire un futuro, ma poi si attuano le solite scelte vecchie e sbagliate.

Con la certezza che il territorio su cui viviamo è un patrimonio unico, essenziale ed irrinunciabile, e che invece la cementificazione massiccia è un’opera irreversibile, sarà quindi consegnato alle successive generazioni un territorio innaturale dove non sarà più possibile riportare il nostro ambiente allo stato di naturale bellezza e vivibilità in cui era.

Anche se l’intervento a favore del Mercatone Uno è quindi particolarmente pesante occorre fare un ragionamento più generale, cioè non si può andare avanti all’infinito con questo modello di crescita continua, continuando a realizzare sempre nuovi edifici e nuove strade, arrivando a creare un’unica ed enorme crosta di cemento lungo le principali vie di comunicazione e non solo.

Prendendo come esempio il territorio di S.Giorgio di Piano (ma la situazione è simile in altre zone della pianura Bolognese ed oltre) sono in corso di realizzazione o in previsione diverse nuove lottizzazioni: la zona residenziale subito a nord dell’abitato nei pressi di via Cassino, quella a nord degli impianti sportivi, l’altra in via Marconi a est della ferrovia, quella del comparto C/4 ad ovest del consorzio agrario ed altre nelle tre frazioni, le zone a carattere produttivo subito a sud del Mercatone Uno e tra le zone industriali di Stiatico e Funo a cui aggiungere ovviamente l’ampliamento dei magazzini del Mercatone Uno e probabilmente altre di cui non siamo a conoscenza.

Siamo certi che invece occorre puntare soprattutto nella ristrutturazione, riqualificazione ed ottimizzazione dell’esistente, tenendo ben presente che il pianeta è uno solo e che le risorse e il territorio sono a termine.

Come oggetto di riflessione ambientale ricordiamo (come unico esempio) che la cementificazione massiccia ai livelli in cui è arrivata, è una impermeabilizzazione a tutti gli effetti e che comporta l’alterazione dell’equilibrio idrogeologico del territorio contribuendo in maniera determinante a ridurre il sistema dell’assorbimento dell’acqua piovana e di conseguenza la ricarica delle falde in luogo. Il problema dell’acqua è già una realtà, anche se non recepita, e non farà altro che aggravarsi.

Come riflessione economica l’attuale modello di sviluppo conta su una cementificazione continua ed infinita e quindi quando un giorno si dovrà obbligatoriamente fermare per esaurimento del territorio, non prevedendo alternative, porterà al collasso il nostro sistema. Questo concetto di crescita può generare relativi benefici a brevissimo termine, ma preclude il benessere a lungo termine in quanto con le lottizzazioni, si copriranno successivamente solo i bisogni delle infrastrutture accresciute che queste richiederanno.

Come riflessione politica, le concentrazioni eccessive di proprietà uniche come il Mercatone Uno, poi trascineranno le amministrazioni a continuare a soddisfare le loro future ed immancabili nuove esigenze e strategie come è già avvenuto nel caso della Reagens, emblematico e sotto gli occhi di tutti, e che sembra non abbia insegnato nulla. Invece una decrescita consapevole e pianificata che generi nuovi modelli di sviluppo e nuovi valori, non solo è un aumento, alla distanza, di ricchezza in termini economici e qualità della vita ma è anche l’unica possibile risposta e soluzione per potere affrontare e gestire il nostro futuro.

Certamente andare in questa direzione non è facile perché bisogna contrastare fortissimi interessi economici, generalmente di pochi, ed abitudini estremamente consolidate, rischiando di essere soprattutto all’inizio di tale percorso, estremamente impopolari in termini di consenso generale; bisogna però pensarci, crederci e provarci realmente.

Gianni Rimondi



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