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Perchè diciamo NO alla riforma costituzionale
di Argomenti On-Line  06/06/2006




TROPPI POTERI FORTI PER IL PREMIER
Il Presidente del Consiglio dei Ministri si trasforma in Primo Ministro, designato direttamente dal corpo elettorale e ottiene i poteri del Primo Ministro britannico più quelli del Cancelliere tedesco, senza però alcuno dei loro limiti e contrappesi democratici: ogni tensione o conflitto tra Governo e Parlamento si risolve a favore del premier, in grado di minacciare e realizzare sotto la sua esclusiva responsabilità lo scioglimento della Camera dei Deputati.

IL NUOVO PARLAMENTO
Camera e Senato Federale attuano un bicameralismo confuso, salvo per pochi casi in cui si mantene la doppia approvazione e hanno molti modi d’elezione e competenze diverse, mentre in pratica il potere legislativo finisce nelle mani del Governo. La Camera dei Deputati, in linea di principio, potrebbe votare la sfiducia al Governo, ma solo qualora fosse in grado di indicare nell’ambito della stessa maggioranza un nuovo premier: il singolo parlamentare perde così ogni possibilità di incidere sulla dialettica politica. Il Senato, eletto nelle varie Regioni insieme con i Consigli regionali, esamina solo le leggi che interessano le Regioni. Alla sua attività possono partecipare, ma senza diritto di voto, reppresentanti delle regioni e delle autonomie locali, è un senato federale solo a parole.

IL POTERE LEGISLATIVO SI FRAMMENTA
Il potere legislativo sarà suddiviso tra camera, Senato Federale e regioni, ma in base a criteri confusi e approssimativi, suscettibili di fornire infinite occasioni di conflittualità. La decisione sui conflitti di competenza tra Senato e Camera sarà attribuita non ad un organo indipendente, come la Corte Costituzionale, ad una Commissione Paritetica formata però dalla stessa maggioranza che sostiene il Governo. Inoltre il premier, in obbedienza al programma di governo o per asseriti motivi di interesse nazionale, può chiedee al Capo dello Stato di far approvare un disegno di legge solo alla Camera anche su materie di competenza del Senato, ovvero che Camera e Senato possano disporre l’annullamento di leggi regionali.

LO SVUOTAMENTO DEGLI ISTITUTI DI GARANZIA
Il Presidente della Repubblica è vincolato ai risultati elettorali per la nomina del Primo ministro e perde il potere di scioglimento delle Camere. Da garante degli equilibri istituzionali viene quindi ridotto a una sorta di notaio chiamato a controfirmare le decisioni del Premier.
La Corte Costituzionale non avrà più composizione paritetica, cioè lo stesso numero di membri nominati dal parlamento, dal Parlamento, dal Presidente della repubblica e dalla magistratura, ma una netta prevalenza di giudici di nomina politica, annaquando pericolosamente l’attuale funzione di garanzia costituzionale.
Il Consiglio Superiore della Magistratura perde il potere di eleggere il proprio Vice Presidente, a completamento della riforma dell’ordinamento giudiziario, che intacca e indipendenza della Magistratura.

DEVOLUTION
Il concetto di federalismo implica una volontà di scelta unitaria tra Stati originariamente divisi. La cosidetta devolution è una sorta di federalismo all’incontrario che tende invece a dividere ciò che con sofferenza è stato unito. Espropria funzioni che tradizionalmente spettano allo Stato unitario, quali la Sanità e l’Istruzione, senza alcun riguardo per gli inestricabili problemi di sostenibilità economica dei relativi servizi. Di conseguenza, materie così delicate potranno essere disciplinate in modo diverso da regione a regione, mentre lo stato sarà solo tenuto a garantire sul piano nazionale i livelli minimi essenziali. I cittadini cesseranno di avere pari diritti.

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