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LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI
di WWF   15/03/2007


Se interessa ecco il testo di una lettera che ho inviato agli amministratori locali in merito al problema lacci e bocconi avvelenati, sperando che si cominci a muovere qualcosa...

All’Assessorato Provinciale all’Ambiente
All’Assessorato Provinciale Tutela e sviluppo Fauna
Ai Sindaci e Assessori all’Ambiente dei Comuni della pianura centrale bolognese
Al Comando Polizia Provinciale

Oggetto: lacci e bocconi avvelenati

Egr. Signori,
negli ultimi mesi la situazione dei lacci e dei bocconi avvelenati nella pianura bolognese è sempre più insostenibile; le ricerche svolte in collaborazione con le Guardie Ecologiche Volontarie, hanno rinvenuto morti nell’Oasi WWF dell’ex risaia di Bentivoglio e San Pietro in Casale (BO) undici poiane (più altre due in territori limitrofi), due gheppi, tre gazze, una volpe.

Nel Comune di Castello d’Argile in uno stesso luogo sono stati rinvenuti quattro lacci (con un gatto morto intrappolato) e due poiane morte; nel Comune di Malalbergo, nell’oasi degli ex zuccherifici, sono stati ripetutamente trovati numerosi bocconi avvelenati.

Lacci, spesso con volpi e gatti morti dentro, sono stati frequentemente rinvenuti nell’oasi dell’ex zuccherificio di Argelato e in una zona militare lungo il Reno, in località Boschetto, nel Comune di Castel Maggiore; nel comune di San Giorgio di Piano sono stati trovati cinque lacci, in uno c’era un gatto morto.

Sono state sterminate quattro colonie feline, tre a Bentivoglio e una a San Giorgio di Piano, in quest’ultima sono stati rinvenuti ben quindici gatti morti avvelenati; a San Pietro in Casale anche un cane è stato avvelenato.

Basta cercare un po’ nei posti giusti e invariabilmente saltano sempre fuori nuovi lacci ed animali morti avvelenati, la situazione si rivela molto più grave di quello che appariva di primo acchito.

Senza volere fare dietrologia o vedere complotti ovunque, ci sembra che queste azioni criminali, effettuate in modo sistematico ed estremamente diffuso, possano fare pensare ad una sorta di rete di persone pagate o rimborsate da chissà chi, o quantomeno ad una sorta di capillare organizzazione spontanea con persone presenti in ogni zona.

Gli animali per cui risultano già effettuate le analisi sono quasi tutti morti avvelenati da un veleno ad uso agricolo, il cui principio attivo è il carbofuran (ovviamente inserito in bocconi-esca per carnivori).

Anche quest’anno, come ogni anno, è al termine della stagione di caccia, proprio quando i cacciatori cominciano a catturare i fagiani per poi portarli nelle zone di caccia, che sono ricomparsi, puntuali come sempre, i “portatori di morte” con i loro bocconi avvelenati e i loro lacci.
Evidentemente costoro ambiscono a restare gli unici “predatori” sulla faccia della terra e provvedono ad eliminare tutti i concorrenti naturali, indifferenti al fatto che con i bocconi avvelenati e i lacci vengono eliminati indiscriminatamente animali domestici come cani, gatti, carnivori selvatici ed anche specie rarissime sull’orlo dell’estinzione.

Costoro sembrano anche ignorare che la presenza di volpi ed altri carnivori, è utilissima perchè attraverso la selezione naturale evita il diffondersi di epidemie e la diffusione di animali malati, riducendo anche il numero di roditori e di altre specie animali, che senza i nemici naturali possono diventare in sovrannumero.

I responsabili di questi misfatti sono ormai ben conosciuti, perchè più di una volta sono stati visti circolare in zone dove, subito dopo, si sono trovati lacci, bocconi avvelenati ed animali morti; a volte sono stati denunciati, ma non essendo stati colti in flagrante, purtroppo sono stati assolti.

Anche questa volta non riusciamo a capire perchè gli amministratori pubblici e le forze dell’ordine non riescano a impedire il ripetersi di simili fatti.

Spesso Provincia e Comuni sembrano molto più sensibili alle esigenze del mondo venatorio, pronti ad esaudire qualsiasi loro richiesta, dimenticando che costoro sono una minoranza, pur se agguerrita, dei cittadini italiani.

Un controllo stretto ed efficace su queste deleterie forme di bracconaggio, come i bocconi avvelenati e i lacci, non è necessario soltanto per la protezione della fauna selvatica e degli animali domestici, ma è essenziale anche per garantire la sicurezza dei cittadini che vivono e frequentano le nostre campagne e soprattutto di chi, come i bambini, potrebbe inavvertitamente entrare in contatto con tali strumenti di morte.

Dobbiamo forse aspettare una gravissima ed eclatante tragedia per cominciare ad intervenire ?

Dante Bonazzi
Referente Gruppo Attivo WWF Pianura Centrale Bolognese

San Giorgio di Piano, 15/03/2007




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