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Il MIO viaggio in Uganda
di Oltre le Parole  14/08/2007


Impressioni e riflessioni di Giuseppe Cassanelli, Vice Presidente di Oltre le Parole...


Giuseppe Cassanelli in UgandaCredevo di avere già visto tutto nelle foto di chi mi aveva preceduto.

Credevo di sapere già tutto quello che mi sarei dovuto aspettare.

Sapevo che mi mancavano le sensazioni fisiche tipiche del viaggio reale rispetto a quello virtuale: odori, temperature, insetti, rumori, sapori ed ero pronto a fronteggiare quasi tutto.

Il viaggio aereo è stato esattamente come mi aspettavo e temevo, lungo e noioso. Ma sopportabile: sarebbe stato peggio farla a piedi.

Poi per dieci giorni abbiamo viaggiato, ci siamo mescolati, abbracciati e baciati, abbiamo stretto mani, sudato, cantato, mangiato e bevuto, riso e scherzato, abbiamo dormito e ci siamo lavati vicino o insieme a persone pressoché sconosciute che, d’abitudine, vivono in Uganda, Africa, a 6500 km da casa mia.

Nonostante la mia non più tenera età ho viaggiato molto in Italia ma poco all’estero, ero quindi, nel gruppo, il più “provinciale”, ma mi sono comunque adattato molto bene in ogni occasione e più di una volta il “mio” inglese è stato utile.

Non avevo quindi grandi aspettative ma piuttosto l’obiettivo di vedere e documentare come un anziano Prete Missionario spende i fondi che gl’inviamo da cinque anni a questa parte.

Va detto che non sono un assiduo frequentatore di ambienti ecclesiastici e che ho passato la mia vita arrabattandomi a costruire una vita, una famiglia, ed a gettare le basi per i miei figli, avendo quindi poco tempo e scarsa propensione, chiamiamola pure diffidenza, nei confronti di “chi salva il mondo & Friends” e delle Grandi Organizzazioni Umanitarie dove EVIDENTEMENTE i costi di struttura sono di gran lunga maggiori dei benefici distribuiti.

E’ successo però, sei anni fa, che io sia venuto in contatto con Mauro Lenzi che fino ad allora, tutto solo, aiutava da anni un Padre Missionario. Mi è piaciuta la sua onestà, la sua sincerità e quando mi ha proposto di creare un’associazione… ecco qua “Oltre le Parole”.

Ma torniamo al viaggio: ho fatto un bel numero di foto che presto pubblicherò in modo ordinato e che documenteranno l’incrollabile volontà di Padre Paolino nel dare un’opportunità reale a quei nostri fratelli meno fortunati. Ma ho anche avuto modo di riflettere su ciò che vedevo e che anche ora, rientrato nel mio mondo, non mi abbandona.

Paul Strand - Family in Luzzara (Italy) 1953Ho visto uomini, donne e bambini vivere nel nulla, con nulla, arrabattarsi a coltivare, vendere, allevare, avendo come scopo immediato e primario la mera SPERANZA di sopravvivenza o poco più. La domanda è: perché ?

E mi torna in mente una foto che avevo adorato quando, giovane, mi dedicavo totalmente all’arte fotografica. E’ “The Family”, una foto di Paul Strand (un Maestro della Fotografia in bianco e nero), scattata nel 1953 a Luzzara (RE) e vi è ritratta una famiglia di contadini.

Come si vede solo 50 anni fa nel pieno della nostra Pianura Padana, oggi una delle aree economicamente più ricche al mondo, al massimo a 100 km dai luoghi originari di prodotti che sono oggetto di culto per il mondo intero (Ferrari, Lamborghini, Ducati, mortadella, prosciutto, Parmigiano, Lambrusco….), dove hanno sede scuole tra le più antiche e prestigiose (Università di Bologna), dove oggi ci sono ospedali ed istituti di risonanza mondiale, ebbene 50 anni fa le famiglie di contadini della pianura avevano questo aspetto: vivevano in catapecchie ed erano senza scarpe. Come oggi in Africa e in molti altri posti.

E questo rievoca i ricordi dei miei genitori, originari dell’Appennino Modenese, che raccontavano di fame o di polenta o di castagne, di freddo, anche loro senza scarpe, della fortuna di avere un lavoro, anche faticoso, anche lontano.
Mio padre da ragazzo faceva il muratore ed aveva un lavoro in un paese distante 18 km per cui partiva la mattina in bicicletta per tornare la sera.
Parliamo della fine anni trenta e parliamo della provincia di Modena, di paesi dell’Appennino con il piccolo particolare che tra i due c’è un dislivello di circa 400 mt.

Il lavoro in bicicletta - in Africa non  uno sportQuanti di noi partirebbero all’alba, estate o inverno non conta, per andare in bicicletta in un posto distante 18 km e più alto di 400 mt, per lavorare duramente tutto il giorno (12-14 ore) e ritornare sempre in bicicletta per cenare poco e male, ripetendo per sei giorni la settimana ?
Mio padre lo ha fatto per anni.

E lo fanno anche oggi in Africa, adulti e bambini: è incredibile che cosa portano su quelle biciclette, e quanta fatica fanno per spingerle nelle inevitabili salite di un territorio splendidamente NON pianeggiante e su strade ovviamente non asfaltate.
E si noti bene, non sono le nostre City byke superleggere e ipertecnologiche, ma FERRI DA STIRO cinesi che dislocano quanto un medio cacciamine !

Sentendo quei ricordi avevo promesso a me stesso di non accettare mai una vita così e di fare in modo che i miei figli non dovessero mai affrontare situazioni del genere. Io sono stato fortunato, ho avuto una vita molto ma molto migliore di quella dei miei genitori e presumo e spero che i miei figli potranno continuare ad avere una vita ancora molto migliore della mia.

E tutti quelli meno fortunati ? Quelli nati senza camicia, quelli nati nel posto sbagliato e nel momento sbagliato ? Magari con qualche problema di salute e centinaia di km dal primo ospedale pediatrico ? Non sono anche loro figli, fratelli, sorelle ?

Padre Paolino in uganda  2007Io ho trovato il modo di aiutarli davvero: non semplice carità, non regalare una banconota e liberarsi la coscienza, non delegare un programma TV tramite un SMS, è un impegno un po’ più pesante, un po’ più diretto e personale, si tratta di raccogliere, distribuire e controllare come viene speso, ma vedendo i risultati capisco che ne vale la pena.

E capisco, approvo, apprezzo, condivido e voglio aiutare quell’uomo assolutamente folle che a 69 anni programma i prossimi 15-20 anni per costruire scuole, ospedali … un futuro per un popolo.

Lui e tutti quelli che come lui hanno ancora il sogno di aiutare gli altri e lo vivono fino in fondo.

Giuseppe Cassanelli




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